Era fine agosto, sapevo che a metà ottobre sarei partito per la 40° spedizione in Antartide e quindi settembre sarebbe stato impegnato per la preparazione ed i corsi da fare con i neofiti su al Colle del Gigante. Sicuramente due settimane in tenda a 3800 mt, poi varie attività collaterali e non ultimo, qualche giorno di ferie con mia moglie. Considerando i quattro mesi di assenza, non potevo trascurarla. Egoisticamente, però, la Torre Renè mi aveva attratto, così colsi la palla al balzo quando ricevetti una telefonata di Walter per un’ultima giornata insieme in montagna prima della mia partenza. Gli proposi una nuova linea, una cosa breve, ma in posto che anche a lui piace e così alle nove del mattino eravamo all’attacco. Iniziai a salire deciso sfruttando una bella rampa articolata che verso destra arrivava a delle belle placche compatte.
Un muretto del terzo tiro
40 metri di roccia articolata mi portarono su un piccolo pulpito sormontato da un tetto. Una veloce occhiata e decisi che si poteva forzare, non sembrava difficile. Trapano alla mano per la sosta e lo sguardo a scrutare dove attaccarlo. Giunto Walter, lo vidi incerto su dove proseguire, ma ero tranquillo e sicuro che dritto saremmo saliti. Come altre volte non proferì parola, mi conosce da anni, sa che ho la testa dura!
Due movimenti su ottime prese ed il passo era fatto, sopra belle placche appoggiate, ma sempre divertenti. Intento a mettere una protezione, sulla destra notai una catena vecchia ed arrugginita. Qualcuno era già passato di qua, ma sotto non c’era nulla, nessun chiodo e su quelle placche protezioni veloci erano impossibili da usare. Continuai e poco oltre misi la seconda sosta. Infine un ultimo tiro più facile, sempre bello con due passi verticali divertenti, mi fece arrivare in cima alla Torre.
Assicurai Walter, in cima lui decise di andare sulla parte più alta del torrione, pochi metri a sinistra e improvvisamente mi urlò che c’era un’altra sosta. Che avessero fatto delle calate? Una perlustrazione? Il materiale però era vecchio, a parte due soste non c’era nulla. Mistero, ma la gioia di aver salito la torre ci rendeva felici, ora la discesa si poteva fare anche da dietro, con una veloce doppia e poi giù a piedi. Sostituita la vecchia sosta una rapida calata e poi agli zaini a piedi, su comodi pendii erbosi. Una giornata insieme, una via facile su bella roccia… quale miglior cosa prima di un periodo lontano da casa!