2400 mt

CIMA DELLA REINA

AVVICINAMENTO

30%
DIFFICOLTÀ

30%
La cima della Reina di per sé è erbosa. Le carte consigliano la salita per il sentiero panoramico che corre sulle cime del Sibolet e del Pelvo. Attualmente la sua storia alpinistica si è sviluppata sul contrafforte occidentale 2384 mt. ma ora anche il suo versante Sud sta ricevendo attenzioni, specialmente per la lunga cresta Sud e l’adiacente torrione Renè, che offrono itinerari su roccia davvero bella ed articolata.

Avvicinamento

Dal Santuario di Castelmagno proseguire lungo la strada per il rifugio Fauniera. Superate le baite Parvo, quelle con la scritta dove osano le bufale ed il relativo ponte con la zona boulder, percorrere il lungo rettilineo sino al successivo ponte a quota 2133 mt. parcheggiando comodamente nei due spiazzi precedenti.
Proseguire a piedi sul sentiero a destra che risale la china erbosa in direzione dell’evidente passaggio sotto alla torre Renè ovvero al grande sasso alla base della cresta Sud. Essendoci tre sentieri paralleli, accertarsi di reperire il più alto, quello che inizialmente corre sotto a dei torrioni rocciosi, salendo inizialmente fuori sentiero per 50 metri su pendio ripido.
Vista l’esposizione favorevole, in stagioni particolari con poca neve o strada ancora chiusa, dal Santuario raggiungere le grange Borgis e percorrendo il vecchio sentiero superare la vecchia baita a quota 1987 mt. per poi proseguire sempre a mezza costa fino all’evidente masso, base della cresta Sud.

Curiosità

In apertura sul secondo tiro

Sapevo esistere una via sulla cresta Sud, l’avevo letto su un vecchio Alpidoc. Un breve trafiletto nella cronaca alpinistica, scriveva di una breve linea con le sole soste attrezzate ed una discesa a piedi per prati. Ultimamente, con la mia continua frequentazione della Valle Grana, mi è tornata in mente e così la curiosità di provare la via mi è venuta durante l’inverno 2023/24. Chiamarlo inverno non è proprio corretto, pochissima neve, temperature alte e giornate secche mi hanno convinto ad andarla a vedere. Pochi giorni prima, praticamente nei giorni di Natale, insieme a Katya avevamo salito due cascatelle nel vallone del Sibolet sotto l’omonima punta. Risultate poi due prime salite perché normalmente, negli inverni normali, sono ricoperte di neve ed una delle due è anche un conosciuto percorso di sci ripido. Le condizioni nel dicembre 2023 erano davvero secche, così passati in discesa al rifugio Fauniera a salutare Marco e a mangiare una fetta di crostata, osservai la cresta in tutta la sua lunghezza.
Decisi di scendere sul lato sinistro idrografico, lungo il vecchio ma poco conosciuto sentiero, sfruttando gli ultimi raggi di sole e mi colpì il fatto che ci si passava davvero comodamente alla base.
La roccia sembrava bella ed anche lo sviluppo era notevole, dopo la prima parte con un breve traverso a destra si poteva continuare ancora per una seconda crestina. In cima alla Reina non si arrivava, ma si era abbastanza alti e volendo la si poteva raggiungere a piedi per reperire il sentiero. Bastò questo a convincermi nel salirla.

Via "RENATO"

Walter CHIESA  Danilo CURETTI  Danilo COLLINO


Attacco: raggiunto il grande sasso visibile da lontano, spostarsi orizzontalmente verso la cresta. La via attacca nel punto più basso.

Esposizione: Sud
Sviluppo:  400 mt.
Difficoltà: 5b max

Relazione: 
- L1 salire per qualche metro sino al muretto con passo impegnativo. Poi facile sino in sosta. Possibile via di fuga a sinistra. 4c 40 mt
- L2 ora proseguire con divertente arrampicata fin sotto ad un blocco, superarlo sulla sinistra raggiungendo la sosta sopra ad una bella placca. 4b 35 mt
- L3 nuovamente un passo delicato poi facile su ottima roccia sino ad una comoda sosta. Possibile via di fuga a sinistra. 4c 45 mt
- L4 il tiro più bello. Dopo un traverso a sinistra su pietra lavorata, salire dritti fin sotto ad uno speroncino. Superarlo salendo lo spigolo di sinistra e sostare poco oltre sul filo. 5a 45 mt
- L5 tiro semplice, ma aereo. Dopo la prima parte sul filo, superare il caratteristico masso cucito e sostare sul terrazzo con buchi. 4a 35 mt
- L6 da qui la cresta fino alla prima punta continua sul filo con facile arrampicata in certi tratti molto aerea. 4b 50 mt
- L7 come il tiro precedente, ma più aereo. 4a 40 mt

Effettuare una calata di 20 metri sul lato Ovest vista Colle Fauniera. È possibile ora scendere per il ripido prato sino al grande masso o proseguire sulla cresta superiore attraversando verso Est per poche decine di metri.

- L8 dall’anello di sosta proseguire lungo il filo superando un passo impegnativo, poi continuare sino alla sosta. Possibile via di fuga a sinistra. 5b 35 mt
- L9 su facili placche raggiungere un muretto verticale oltre il quale si sosta comodamente. Anche qua è possibile uscire a sinistra facilmente in caso di emergenza. 4b 35 mt
- L10 ultimo tiro semplice, ma aereo, che conduce alla sommità della parte superiore della cresta Sud. 4a 35 mt
Da qui si può scendere per il prato a sinistra sino alla base o con meno di 100 metri raggiungere la sommità della Reina.

Discesa: raggiunta la sommità della prima parte, si cala con una doppia di 20 mt. Di qui, come dalla fine della cresta è possibile scendere a piedi lungo un pendio canale erboso ripido.
Sono state posizionate delle placchette con moschettone ogni 60 mt per agevolare la discesa nel canale erboso quando umido o bagnato. Dall’ultima sosta in cima alla via, scendendo in doppia, è possibile reperirle.
Eventualmente sono possibili le calate da ogni sosta della via essendo attrezzate con anelli. Dalle soste 1 e 3 sono possibili comode discese a piedi lungo facili cenge-canali.

Note

04 gennaio 2024. Inverno secco tanto da permettere di arrampicare anche in montagna. Cascate poche, così un’idea! Walter che ne dici di andare a provare la cresta della Reina? La mattina eravamo di buon’ora a percorrere a piedi la strada del Fauniera perché chiusa all’altezza del Santuario dai cantieri lasciati in autunno durante i lavori. Lavori che sarebbero potuti continuare… tutta la strada del vallone era pulita, anche senza ghiaccio. Ma noi, rispettando i divieti, salivamo parlando tranquillamente sino ad imboccare il vecchio sentiero a destra della baita Borgis. Di qui in poco tempo alla base della cresta presso un enorme masso. In meno di un’ora eravamo all’attacco, temperatura accettabile.
Ero allenato, così via veloce sul primo tiro facile sino ad una cengia e come prevedevo, visibile, una sosta con cordone sbiadito. La via di cui ero a conoscenza partiva di qua, raggiungibile da una comoda rampa a sinistra. Messa la nuova sosta chiamai Walter, il tiro semplice ci permise di attaccare velocemente il secondo. Salendo non trovai nulla sino ad intravvedere alla fine del tiro un cordone, secco ed ammuffito. Probabilmente la via manteneva il filo, la mia idea però era tracciare una linea logica, omogenea nel grado e ricercando la roccia migliore. Così mi fermai più a sinistra, su una bella placca articolata sotto ad un piccolo tetto. Mentre assicuravo Walter si alzò il vento, fino a poco sotto eravamo protetti dalla cresta alla nostra sinistra, ora eravamo più alti, ma la voglia era di continuare. Superato il piccolo tettino, salii una bella placca di roccia lavorata sino ad una comoda sosta presso una cengia, comoda via di fuga se necessario. Chiamai l’amico in sosta per dirgli di partire, ma la risposta fu, no scendiamo fa freddo! Effettivamente il vento era teso e soffiava dal vallone del Fauniera verso valle. Io salendo non lo avevo patito molto, lui fermo si, per cui vista anche l’ora e la giornata corta, scendemmo in doppia.

Sulla bella roccia del quinto tiro

Ormai il sole era basso, la temperatura invernale si faceva sentire. Lasciammo un po' di materiale alla base e ci incamminammo verso la macchina programmando la continuazione della linea. Finalmente, però, iniziò a nevicare e le mie intenzioni si rivolsero allo scialpinismo con Katya.
Maggio 2024, il versante Sud della Reina è pulito. Siamo nuovamente alla base e cerchiamo il materiale lasciato. Pazzesco, impieghiamo più di un’ora a trovarlo, nessuno dei due ha fatto una foto. Visto il tempo di avvicinamento ancora con la strada chiusa e il ritardo della ricerca decidiamo di raggiungere la sosta del terzo tiro via canale erboso a destra. È ripido ma permetterà, eventualmente, una via di fuga in caso di emergenza. Il quarto tiro ci regala un’arrampicata bella e divertente, poi la via si fa più facile sino ad arrivare in cima ad un torrione. Un cordone con maillon segnala una calata obbligatoria. Posizioniamo la sosta sul lato migliore per il recupero e scendiamo, la via è terminata ed iniziamo a percorrere il ripido pendio erboso fino agli zaini. Volgendo lo sguardo alla cresta, però, non mi sfugge la continuazione verso l’alto di un altro tratto, forse tre tiri, direzione cima della Reina. Walter non ne è molto convinto, ma mi conosce… tornerò sicuro a vedere!
Agosto 2024. È ora di dare i gradi corretti alla nuova via. Stavolta sono con Danilo e con noi anche trapano e qualche placchetta. Lui ignaro è convinto di una ripetizione, ma dopo i sette tiri divertenti e di soddisfazione si è trovato col trapano in mano a completare gli ultimi tre tiri sulla seconda parte della cresta. Dieci tiri in totale, su roccia molto bella e con arrampicata veramente rilassante. Poco dopo siamo da Marco al rifugio con un’ottima birra ad ammirare la lunga cresta, a raccontargli della via e rispondere alle sue domande… si sa, sarà lui il primo a ripeterla!

Scheda tecnica

Immagini

  • In doppia dalla cima della cresta
  • Una delle calate dal ripido canale
  • Il ricamo del sasso
  • In cima alla via Renato
  • Strani incontri
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