3055 mt

PUNTA UMBERTO

AVVICINAMENTO

30%
DIFFICOLTÀ

30%
Con i suoi 3297 mt. la Cima Sud dell’Argentera è la massima elevazione delle Alpi Marittime. Si trova nell’alta Valle Gesso, in provincia di Cuneo, sul confine tra i comuni di Entracque e Valdieri. L’Argentera è costituita da una serie di vette allineate in direzione Sud-Nord, di cui le principali sono la Cima Genova, la Spalla, la Cima Sud e la Cima Nord.

Avvicinamento

Raggiunto il Piano della Casa del Re 1765 mt. ove si lascia l’auto, si imbocca l’evidente sentiero sulla sinistra ed in circa 2 ore si raggiunge, su comoda mulattiera, l’accogliente Rifugio Remondino. Dal rifugio, oltre la piazzola dell’elicottero, si imbocca un sentiero che salendo su di una pietraia parecchio tormentata sale in direzione dell’evidente canalone dei Detriti. Oltrepassata la pietraia una traccia più marcata conduce all’inizio del canalone e all’altezza di un grosso masso lo si abbandona per salire a sinistra. Seguendo vaghe tracce per il canale Freshfield si punta ad un enorme sasso con caverna alla base, proprio sotto lo sperone Sud ove attacca la via. (35 min. dal rifugio Remondino)

Vista d'insieme

Curiosità

Sul primo tiro

La via “Gruppo Aosta” nasce per caso e come si suol dire per l’allineamento dei pianeti. Tutto nasce durante la ripetizione della via Ago sulla cima Gustin vicino al passo dei Detriti. Un tardo pomeriggio io e Mauro, seduti con due buone birre davanti al rifugio Remondino, parlavamo di vie moderne e storiche sulle cime che fanno da contorno all’Argentera. Osservando l’anticima alla punta Genova, in questa relazione chiamata punta Umberto¹, quella più grande che nasconde le cime Nord e Sud, dissi con tono scherzoso se non ci sarebbe stata bene una linea diretta a quella punta. L’affermazione la sentì Franca, ex custode del rifugio, che ribattè con:”ci starebbe sì, anche Patrik ci sta pensando!” Neanche il tempo di terminare la birra che già l’idea era trascritta nel mio taccuino mentale. Se Patrik l’aveva notata e presa in considerazione, neanche le successive affermazioni di Mauro sulla lunghezza, sulla logistica né sui tempi necessari mi avrebbero fatto desistere. Pochi giorni dopo ero a casa a consultare guide cartacee e siti per capire se già qualcuno aveva tracciato una linea in quella zona. Trovai sulla guida “All’ombra della Nasta” di Bergese la relazione di una via del 1986 tracciata da Cavallo-Bianchi-Bertaina-Ricchiardi sullo sperone Sud. Inizialmente la cosa mi demoralizzò, ma poi pensai che un giorno sarei andato a percorrerla e comunque sul taccuino c’era, questo era importante…

La bella dulfer del primo tiro

Primavera 2022, centocinquantesimo anno della costituzione delle Truppe Alpine. Direttamente dal Comando di Bolzano viene chiesta la fattibilità di una via alpinistica che ricordi questo anniversario. Occasione migliore non c’era. La mia proposta fu una via sulla cima più alta delle Alpi Marittime. Arrivò l’autorizzazione, ma io, prima di partire per un progetto per me così grande, decisi di accettare previa verifica della via già esistente e qualità della roccia.
Dubbi sul tipo di pietra che avrei trovato non ne avevo, mentre la via volevo percorrerla, capire il suo andamento per non creare poi problemi a chi prima di noi aveva esplorato quella parete.
Ed ecco che nel mese di maggio, ancora in presenza di neve vagavo alla base dello sperone alla ricerca di chiodi o cordoni. Sulla mia linea immaginaria già tracciata da tempo non c’era nulla. Così salendo leggermente più a sinistra, immedesimandomi nella mentalità degli apritori degli anni ‘80, seguendo una balza inclinata arrivai ad un cordone bianco decisamente secco.

Alberto in uscita al secondo tiro

Di qui riuscii a seguire la via descritta sulla guida trovando tre chiodi ed un’altra sosta sino a raggiungere la cresta Sigismondi. L’idea era chiara, la nuova linea sarebbe salita verticalmente per le compatte placche intersecando la vecchia linea una sola volta ed incontrandola prossimi alla cresta. Scendendo capii che purtroppo quella linea non aveva avuto molte ripetizioni dalla sua apertura, ne erano testimoni i pochi ritrovamenti fatti.

La partenza del quarto tiro

¹ La via percorre integralmente lo sperone Sud della Cima Genova, come riportato sulla Guida dei Monti d’Italia Alpi marittime II e localmente così conosciuto. In verità la Cima Genova è distante parecchie centinaia di metri rispetto a tale anticima. Essa non è riportata né su carte né su guide. A tal proposito, essendo un’evidente sommità percorsa dalla famosa cresta Sigismondi poco dopo la Punta Putsheller e prima della Punta Genova, viene proposto il nome di Punta Umberto, a ricordo di un bimbo a noi caro e mancato prematuramente.

Via "GRUPPO AOSTA"

Alberto TARDITI   Danilo COLLINO

Parte bassa


Parte alta


Attacco: seguendo vaghe tracce per il canale Freshfield si punta ad un enorme sasso. Attacco pochi metri più in alto.

Esposizione: Sud
Sviluppo:  500 mt. sino alla Punta Umberto. Considerare che dal termine della via vera e propria si deve percorrere tutta la cresta Sigismondi.
Difficoltà: 5b max

Relazione: 
- L1 si sale dritti sulla bellissima roccia di un evidente speroncino sino a sostare poco sopra una marcata fessura. 5a 35 mt.
- L2 in leggero traverso a destra si supera con passo impegnativo un muretto e si continua verticalmente su buone prese fino alla comoda sosta. 5b 30 mt.
- L3 si segue il breve diedro per una decina di metri e poi si sale su una divertente placca verticale con fessura, sostando alla base di un evidente diedro rossastro. 5a 30 mt.
- L4 una lunghezza spettacolare con arrampicata in fessura sino al termine del diedro. Sosta a fianco di uno spuntone. 5b 30 mt.
- L5 tiro poco continuo su balze sino alla base dell’evidente placconata nera. 4c 50 mt.
- L6 facile placca su roccia nera perfetta. In cima a sinistra e dopo un breve tratto facile si sosta alla base di un canale. . 4b 30 mt
- L7 salendo in placca a destra dello spigolo si attacca il muro verticale con passaggi atletici non difficili, ma continui, fino a raggiungere la sommità del torrione. 5b 35 mt.
- L8 ora la via si sposta in orizzontale verso la parte superiore dello sperone. Allungare bene le protezioni per evitare attriti. Sosta di progressione senza anelli alla base della placconata bianca. 4a 35 mt
L9  si sale a destra del filo dello sperone con facile arrampicata la bella placca bianca. 4b 40 mt.
L10 altra bella lunghezza sempre su roccia bianca a destra del filo. 
4b 35 mt. 
- L11 un altro tiro molto bello su muretto verticale ricco di tacche. Si prosegue più facilmente sulla placca sommitale. 5a 35 mt.
- L12 penultimo tiro, abbattuto, con roccia un po' più rotta. 
4a / facile 35 mt.
- L13 ultima placca che raggiunge la sommità della Punta Umberto sulla cresta Sigismondi a destra della Punta Putsheller. 4b 40 mt.

Discesa: la discesa sulla via è sempre possibile, essendo tutte le soste attrezzate su due anelli.

Note

Non capita tutti i giorni di poter aprire una via di 500 mt di dislivello, considerando lo sviluppo di oltre 1000, su roccia splendida e nientemeno che sulla regina delle Alpi Marittime. Quando succede il ricordo rimane indelebile, ogni metro salito, ogni protezione messa sono incisi nella mente. Come detto prima la via “Gruppo Aosta” ho avuto la possibilità di attrezzarla in servizio. Per me e l’amico Alberto, nonché collega, un motivo di soddisfazione il farlo insieme. Soddisfazione massima quando già dopo una settimana dall’apertura si contavano le ripetizioni con commenti entusiasti. Una via non difficile, dall’obbligatorio basso, ma pur sempre una via di montagna, lunga, da affrontare preparati. La salita non termina sulla punta Umberto, scendere vorrebbe dire metterci lo stesso tempo della salita. Le doppie attrezzate per pura emergenza richiederebbero capacità e velocita
nell’esecuzione, specie nella parte alta per la conformazione della parete. Se si decide di salire la via bisogna puntare minimo alla cima Genova, quindi percorrere la parte più lunga e facile della cresta Sigismondi. Dalla Genova in poi si decide in base al meteo ed alle proprie capacità fisiche… diciamo che la seconda parte è la più intrigante, la più aerea sino alla cima dell’Argentera Sud.
Proprio per questo motivo e per un problema successo ad una cordata francese ad inizio estate scendendo dalle vecchie calate della Genova presi in autonomia, lo stesso giorno dell’apertura della via, la decisione di rifare delle nuove calate verso i detriti. Le nuove calate partono comodamente dieci metri dalla cima
Genova lato cengia della normale e con tre calate di 25 mt depositano sulla normale poco prima che diventi la cengia stretta e difficile. Le vecchie calate erano divenute pericolose, specialmente i primi metri nell’andarle a reperire.

Sul facile ed estetico quinto tiro

Tornando all’apertura della linea, per la prima volta abbiamo deciso di salire con tutto il materiale al seguito senza interrompere per i rifornimenti. Mi è stata data la possibilità di chiodare tutti i tiri salendo da primo, senza cambi. Per me un privilegio ed un regalo inaspettato di Alberto per quella giornata. Vero che si rischia di più, che si deve prendere la decisione corretta ove passare, come e quando proteggere, ma si ha il vantaggio di non avere lo zaino pesante che si deve accollare il secondo. Infatti era lui a portare il maggior peso, almeno per i primi sei tiri. Poi arrivarono alle calcagna Erik e Filippo, con altre batterie, tasselli e placchette. Altro materiale sui dorsi dei tre e mentre salivo verso la punta Umberto sentivo dietro sassi rotolale verso il lato Putsheller, lontano dal canale dei detriti, via normale per l’Argentera.
Finimmo tardi quella sera, finì l’acqua, finì la luce, ma non l’emozione almeno per me dell’impresa! Scendendo al rifugio non si parlava altro di quando fare la prima ripetizione integrale della lunga via. Davanti ad una birra gustando un’ottima cena vidi Alberto smanettare attentamente col cellulare. Improvvisamente se ne uscì con un “domani tempo bello Danilo, la facciamo?” Come rifiutare un invito servito sul piatto d’argento? Ero stanco, ma me la seppi giocare come da Sottufficiale anziano… “dai ci sto, ma visto che tutti i tiri li ho aperti io, la farai tu da primo e così le dai la gradazione corretta”. Non aspettava altro! Pippo ed Erik continuavano a mangiare, gli sguardi erano lontani dall’unirsi all’impresa, ne avevano già avuto basta di quella giornata con zaini davvero pesanti. Così la mattina attaccammo presto, faceva freddo, specie nella prima parte, ma volevamo essere i primi a raggiungere la cima Sud dell’Argentera da quel versante! I nostri due colleghi sarebbero andati all’attacco più tardi a prendere gli ultimi materiali rimasti e ci saremmo trovati verso il canale dei detriti. Alberto salì veloce i primi otto tiri, poi conoscendo la via e con le difficoltà più contenute decidemmo di proseguire con le scarpe d’avvicinamento ed in conserva media.

Lo stesso visto dall’alto

Così facendo eravamo veloci, prima sulla punta Umberto, poi la Genova. Ora con più attenzione la cresta finale fino alla Spalla, la parte più aerea. Alla fine in vetta raggiunti a breve da due francesi che salendo il canale ci avevano visti e seguiti con lo sguardo. Ci chiesero mille informazioni e scoprimmo che furono poi loro i primi a ripetere “Gruppo Aosta ² ” prima che la via venisse divulgata e recensita. In quanto salimmo l’intera linea? Poco meno di 4 ore…ma non fu una corsa, bensì essendo leggeri una cavalcata, gustata metro per metro in compagnia fino alla vetta.

² Il nome della via “Gruppo Aosta” ha un grande valore in ambito Forza Armata. Il Gruppo, inquadrato nel 1° Reggimento Artiglieria da Montagna in Fossano, nacque il 17 luglio 1910. La sua storia è lunga e ricca di avvenimenti. Consiglio di approfondirli maggiormente con una ricerca in rete.

Scheda tecnica

Immagini

  • Verso la Spalla
  • Con Filippo, Alberto ed Erik al colle dei Detriti
  • Il nono tiro sulla facile crestina con alle spalle il vallone Assedras
  • L’arrivo dei rifornimenti
  • Dalla Genova, la Umberto e la Putsheller
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