3120 mt

CIMA GUSTIN

AVVICINAMENTO

30%
DIFFICOLTÀ

30%
La via “AGO” sale verticale sulla punta, guardando dall’altipiano del Baus, pochi metri a sinistra del Passo dei Detriti. Se dal Passo, raggiunto dal rifugio Remondino, tale cima sembra insignificante, dal bivacco del Baus o più in basso dal lago del Chiotas e dal rifugio Genova assume una forma imponente. Su questa parete corrono le otto lunghezze della via dedicata al grande amico ed alpinista Agostino Gazzera.

Avvicinamento

L’avvicinamento alla parete può essere fatto:
- salendo al bivacco del Baus lungo l’itinerario dalla diga del Chiotas risalendo il vallone del Chiapous, passando per il passaggio del Porco ed attraversando l’altipiano del Baus.
- salendo sempre al bivacco del Baus, ma transitando dal rifugio Genova e poi per il passaggio del Baus sopra il lago del Chiotas.
- dal rifugio Remondino raggiungendo il Passo dei Detriti e proseguendo pochi metri a sinistra verso la cengia normale della Cima Sud dell’Argentera per poi scendere su traccia con ometti in direzione del nevaio “la Balconera” e di qua verso il visibile bivacco del Baus. Scendere i cavi metallici ed oltre la cascata piegare decisamente a destra attraversando la comoda pietraia sino alla base della parete.

La cima dal passo dei Detriti

Curiosità

Nel 2009 trascorsi tre stupende giornate sull’altipiano del Baus e questa parete mi colpì immediatamente giungendo al bivacco. Continuamente la osservavo e con la mente tracciavo una linea, volta per volta, più logica e dritta alla vetta. Non mancarono anche passeggiate alla base per scrutarne dal basso i punti migliori e paragonandola alla poco lontana parete della cima Sud dell’Argentera, con le vie tracciate da Patrick Gabarrou, mi convinsi sempre più ad organizzare un tentativo di apertura. Appena tornato a casa, entusiasta dell’idea, trascrissi sul taccuino dei progetti futuri cima dei Detriti, esposizione Est, circa 300 mt e …. come poi successe per altre idee …. rimase nell’immaginario per molti motivi. Il posto isolato e selvaggio, il tempo per raggiungere la parete, la logistica per più giorni e problema più grande trovare un “socio” con cui condividere una tale apertura, fecero rimanere la linea sulla carta del taccuino per dieci anni. Si sa che dieci anni son lunghi, parecchie cose succedono e come si suol dire … mai dire mai!!!

Con Katya in perlustrazione

Iniziai ad andare ad arrampicare e fare ghiaccio con Mauro, in occidente conosciuto per la sua somiglianza ad un suo omonimo famoso scrittore di montagna delle Alpi Orientali e conoscendoci si rafforzò quell’amicizia ed intesa che in montagna si sa, fanno la differenza. Con lui ho iniziato ad aprire vie di soddisfazione come “King Line” o “Route 66” e la cosa curiosa è che con lui era sempre presente Tonio, suo suocero, una persona splendida dal fisico temprato dal mestiere del muratore che ancora oggi si può incontrare in inverno sulle cascate della Valle Varaita o d’estate a ripetere qualche bella via.
Fu proprio così che, dopo una salita insieme su una nuova via in Valle Stura, alla battuta: “sarebbe bello aprire una via lunga, bella e magari impegnativa che venga ricordata...”, immediatamente si aprì il taccuino mentale!!! La mia risposta fu “ce l’ho!” e iniziai con il racconto dettagliato di posto, possibili avvicinamenti, bivacco, ecc, ecc. Da quel momento iniziò la preparazione. Prima di tutto dovevamo trovare almeno un altro socio per aprire dal basso e darci il cambio. La persona giusta era Paolo che, come me e Mauro, non disdegnava queste avventure.

Suddivisione dei carichi al Chiotas

Poi almeno un’altra persona per trasportare materiali e viveri per almeno tre giorni. Dato che la nostra idea di apertura vedeva la via dedicata al caro amico Agostino Gazzera, sentiti alcuni amici di Gustin, si offrì Roberto nell’aiutarci al trasporto. A questo punto non rimaneva che decidere quando partire per organizzarsi con le ferie e preparare i materiali. Decidemmo per il mese d’agosto, stimando in due o tre giornate l’apertura della linea con avvicinamento e discesa, solo si doveva coordinare l’impresa con le ferie prenotate di Pol ed il lavoro di Roby che non lo vedevano disponibile in alcune giornate. Tutto andava per il meglio, io ero riuscito ad allenarmi abbastanza su roccia pur essendo rientrato da poco dal Polo Sud, Mauro e Paolo inutile chiederlo perché la forma fisica specie su roccia ce l’hanno sempre e così, con mia moglie, andai a fine luglio in esplorazione organizzando la traversata per cresta dell’Argentera con notte obbligatoria al Baus per tornare, a distanza di dieci anni, sotto alla parete per qualche foto più recente e un’idea concreta sui tempi d’apertura. 

In apertura sul primo tiro

E fu così che nell’osservare le previsioni meteo la finestra migliore a nostra disposizione era la seconda settimana di agosto, buona per il meteo, ma meno per Pol che insieme alla sua dolce metà aveva il viaggio prenotato, meno anche per Roberto che in quella settimana si sarebbe liberato solo un giorno… Che fare? Rimandare? Posticipare di un mese? Sentii Mauro per decidere, rimandare significava sia per me che per lui non riuscire più tra impegni e lavoro, dopo settembre si sa a quelle quote può già nevicare e quindi trovare tre giorni belli e non freddi diventa difficile. Anche Paolo ci consigliò di non aspettare troppo e così la soluzione arrivò con l’ultima telefonata di Mauro in cui mi disse: “viene Tonio… È un problema?” Tonio, probabilmente ignaro dell’avventura in cui si sarebbe cacciato, era il terzo uomo, la persona giusta al momento giusto.

Via "AGO"

Mauro CASTELLENGO   Danilo COLLINO


Attacco: 
- se si arriva dal bivacco del Baus, risalire per vaghe tracce in
direzione della parete e appena esse si dirigono verso la cascata
piegare a sinistra attraversando la pietraia sino all’attacco.
- Scendendo invece dal rifugio Remondino, raggiunta la cascata, attraversare decisamente a destra contornando la parete sino alla targhetta dell’attacco.

Esposizione: Est
Sviluppo:  300 mt. 
Difficoltà: 6b+ max (6a+ obbl.)

Relazione: 
- L1 tiro di riscaldamento su facile zoccolo. 5b 35 mt. .
- L2 passo impegnativo boulder dopo la sosta, poi facile. 6b+ 30 mt
- L3 splendido tiro continuo su roccia bianca lavorata. 6a 45 mt.
- L4 come il precedente, ma con continuità su di una grande placca molto bella. 6a 35 mt.
- L5 tiro più verticale, con uscita in sosta a sinistra. 6a 35 mt.
- L6 tiro chiave con passaggio impegnativo in strapiombo. Poi uscita in un diedro più facile. 6b+ 45 mt
- L7 dalla cengia si sale dritti per alcuni metri poi verso destra in leggero strapiombo.  6a+ 40 mt.
- L8 tiro finale con passo difficile in diedro, poi bella placca finale sino in vetta. 6b 35 mt

Discesa: La via è stata attrezzata con le soste da unire e due maillon con anello per permettere, visto l’isolamento e la lunghezza della salita, un rientro in doppia possibile da qualunque tiro in caso di maltempo o problemi. Si consiglia, però, la discesa a piedi dalla vetta con facile traverso su cengia fino al Passo dei Detriti e di qua per gli itinerari normalmente seguiti sui due versanti.

Note

12 agosto 2019, ore 5. Sul pandino di Mauro avevamo caricato tutto, stipati all’inverosimile, direzione diga del Chiotas. Chiesto il permesso per transitare sulla strada degli addetti al controllo dell’impianto idroelettrico ed al custode del rifugio Genova, alle ore 8 eravamo pronti a partire con tre zaini formato extra large, pesanti oltre misura e purtroppo sotto un cielo grigio, a differenza del meteo che dava poco nuvoloso! Ci incamminammo, così, verso il bivacco del Baus salendo il vallone del Chiapous e poi per il passo del Porco sino a raggiungere il lungo altipiano in vista del bivacco. Scelta azzeccata visto i carichi sulla schiena e la pioggerella che a tratti ci accompagnava. Alle 11 arrivammo al bivacco, brevi sprazzi di sole e nebbia fitta ci fecero decidere per una sosta ristoratrice in attesa che il meteo si stabilizzasse. Così fu, o almeno ci fece credere. Alle 14 uscì un bel sole caldo e le nebbie svanirono pian piano, preso il materiale necessario in quindici minuti arrivammo tutti e tre alla base della parete. L’idea dove attaccare io ce l’avevo per cui puntai dritto senza mai fermarmi, Mauro invece, essendo la sua prima volta in quell’anfiteatro, osservava attentamente la parete perché dal vivo ed avvicinandosi appare decisamente più alta e verticale. Poco più indietro, con passo lento ma sicuro, saliva Tonio e ancora più di Mauro lanciava occhiate sulle verticali placche su cui sarebbe salito. “A te l’onore…” mi disse Mauro, fumando una sigaretta e scrutando la verticale parete sopra di noi, preparandosi a farmi sicura ... Una rapida occhiata a Tonio che ripassava le corde guardando in su e iniziai a salire.
Mauro in uscita dal boulder del secondo tiro

La roccia perfetta, l’aderenza ottima e la difficoltà contenuta sullo zoccolo mi fecero salire sicuro e veloce posizionando gli spit senza problemi fino a che avvitando l’ultimo dado, pronto a partire per posizionare la sosta, un tuono non lontano mi fece alzare lo sguardo al cielo. Mauro immediatamente mi urlò di venire via perché la pioggia era vicina. Manco il tempo di chiedere se ne era sicuro che incominciai a sentire la grandine sul caschetto, lampi e tuoni si alternavano velocemente e dalla vicina cima di Paganini si vedeva una muraglia d’acqua avvicinarsi. Fino a poco prima erano nuvoloni bianchi, ora nere e belle cariche d’acqua! Una veloce calata dall’ultimo spit e giusto il tempo per ritirare corde, trapano e batterie che la grandinata diventò sempre più forte, ma fortunatamente senza tanta pioggia. Al bivacco, o meglio a 20 metri da esso, acqua da paura con tuoni e lampi sempre più forti. Dentro il tamburellare della pioggia sulla lamiera era quasi assordante, ma il tutto rendeva piacevole la sistemazione del materiale che eravamo riusciti a salvare dall’acquazzone. Era ancora presto per la cena e così optammo per un altro riposino, ma appena sdraiati sulle brandine si aprì la porta e due figure avvolte nelle mantelle entrarono. La sorpresa fu sia nostra che loro, in cinque nel bivacco del Baus si incomincia a stare stretti, considerando materiali e nel loro caso tutto steso per la tanta acqua presa durante la salita dal rifugio Genova. Organizzati i turni per la cena e sistemati un po’ gli zaini, visto il poco sviluppo raggiunto in apertura discutemmo su come fare nei futuri due giorni la salita e tra un facciamo così e saliamo di lì, Tonio che fino al quel momento non aveva ancora detto nulla esordì con: “come due giorni? Io a casa ho detto che domani saremmo tornati!” Un momento di panico e poi la decisione di provare a telefonare per avvisare a casa di Tonio per il giorno in più su al Baus. Come dei rabdomanti iniziammo tutti e tre a cercare il segnale per telefonare, sotto lo sguardo curioso di numerosi stambecchi, fino a che il buio ci obbligò a rientrare e come già anche avvisati dai due escursionisti, segnale assente dalla diga del Chiotas a salire. Tonio provò a dire la sua ovvero che magari più in alto il telefono avrebbe preso, ma Mauro poco convinto che ci fosse segnale lungo la parete trovò la soluzione, Tonio sarebbe sceso al Rifugio Genova la mattina per telefonare alla moglie e con l’occasione avrebbe comprato tre panini da aggiungere alla nostra cambusa.

L’arrivo di Roberto con i viveri in più

13 Agosto 2019, ore 7. Usciti dal bivacco dopo un’abbondante colazione, salutammo gli amici escursionisti e Tonio, che con zaino caricato al minimo indispensabile, con passo veloce si lanciò lungo le tracce di sentiero che scendono al rifugio Genova. La giornata si prospettava bella, la temperatura era ottima e con passo veloce io e Mauro tornammo all’attacco della linea. Oggi lo zaino pesava decisamente di più, Tonio non c’era e avevamo tutte le batterie e tutti gli spit al seguito. Velocemente ripercorsi la prima lunghezza in scioltezza perché già protetta e posizionai la sosta in un punto comodo. Durante la posa urlai a Mauro: “pensa se salendo scopriamo che il telefono prende… so che in cima all’Argentera c’è segnale!”. Nell’assicurare Mauro osservai attentamente dove salire col secondo tiro e mi convinsi sempre di più di stare a sinistra, aggirando uno strapiombetto pronunciato. Arrivò Mauro e con voce carica ed entusiasta per la bellezza del primo tiro e la qualità della roccia mi disse: “saliamo li, dritto… bellissimo…”. Prendendo il materiale per il secondo tiro, provai a dire che passando a sinistra forse sarebbe stato leggermente meno strapiombante, ma come già successo altre volte con lui, incitandomi e ascoltandolo non posso che ammettere la sua bravura nell’intuire i passaggi. Così, dopo pochi minuti, ero appeso ad una tacca dello strapiombo per posizionare uno spit e come si suole dire nel gergo moderno alpinistico mi si stavano ghisando prima il braccio destro, poi il sinistro. Nel mio urlare: “tieni, molla, vado, blocca…” suonò il telefono… C’era campo!!! Tonio poteva venire con noi e invece era laggiù, ignaro di tutto a scendere e salire un vallone selvaggio per una telefonata… Fu un tiro impegnativo ed anche il socio lo confermò salendo con lo zaino pesante. Si sa che l’adrenalina ti carica di energia, l’incoraggiamento dell’amico Mauro pure e fu così che mi ritrovai sul terzo tiro a salire una lunghezza eccezionale, ma con sempre meno pompa nelle braccia. Su di una sosta comodissima facemmo il cambio, a me lo zaino, a Mauro il trapano. Con grande intuizione attaccò una placca biancastra nel centro della parete, sempre su roccia spettacolare e con movimenti stupendi salimmo per altri due tiri finché giunti ad attaccare il sesto sentimmo una voce amica chiamarci dalla base della parete. Era Roberto che, come promesso, un giorno per raggiungerci lo aveva trovato. Vista l’ora, la sete e la fatica lasciammo appesi in sosta alcuni materiali e con lunghe doppie scendemmo alla base.

Soddisfatti dopo la prima ripetizione

Al bivacco la sorpresa. Oltre ai nostri viveri centellinati, sul tavolo vi erano tre bottiglie di vino, tre di birra, insalata di riso a volontà, affettati, pane e dolci. Incredibile!!! Eravamo partiti con l’idea di spedizione minuziosamente calcolata e ci ritrovammo col mangiare per una settimana… Oltre a tutto quello che Roby ci aveva portato anche Tonio, dopo aver telefonato a casa e acquistato i tre panini, parlando col gestore del rifugio Genova di dove stavamo aprendo una nuova via, fu caricato dal gentilissimo gestore di bottiglie e cibo. Fino alle 18 facemmo una super merenda sinoira, poi Roberto ci lasciò per rientrare a casa e noi felici ed entusiasti ci godemmo le ultime luci del tramonto pianificando la terza giornata.
14 agosto 2019, ore 7. Oggi proveremo ad uscire in cima. Tonio decise di salire lungo la normale al passo dei Detriti lato Baus. Io e Mauro ripercorrendo i tiri fatti, la quinta sosta. Il sesto tiro sale verso un bombamento molto pronunciato. Mauro mi incitò a superarlo e la cosa mi obbligò a qualche resting, ma quando si apre dal basso almeno per me, su certe difficoltà, è normale. Con sorpresa uscii nel punto migliore di una cengia larga pochi metri dove si cammina e alla base di una grande placca triangolare posizionai la sosta. Ora toccava a Mauro salire gli ultimi due tiri. Con gran maestria lo vidi arrampicare su lunghezze verticali ed in qualche tratto pure strapiombanti. Dall’ultima sosta, senza poter vedere Mauro, continuai a chiedergli se vedeva la cima, ma sentii solo rumore di trapano e richiesta di corda.

Agostino Gazzera, il Vichingo delle Alpi

Ad un certo punto un urlo di felicità, Mauro esultò vedendo suo suocero in cima ad aspettarci. Per me fu il coronamento di un sogno per aver concluso una via da tempo solo immaginata, una linea aperta dal basso che con precisione raggiunge la vetta, su una parete alpinisticamente ancora sconosciuta e su una montagna imponente e famosa con firme di grandi alpinisti. In cima a parte Tonio nessuno, al vicino passo dei Detriti alcuni escursionisti di ritorno dalla normale all’Argentera. Una lunga stretta di mano con Mauro per un’altra avventura vissuta insieme ed un pensiero all’amico Agostino per la sua via appena conclusa e poi giù verso il bivacco. Qui un’ultima mangiata ed una bottiglia per festeggiare, ma dovendo ancora scendere per qualche ora offrimmo ad alcuni escursionisti presenti al Baus il rimanente vino compresa la bottiglia… basta pesi sulla schiena. Stanchi ma felici iniziammo a scendere. Tra una battuta ed un fresco ricordo della salita, come sempre, l’immaginario volava già verso nuove avventure, ma rimaneva ancora una cosa da fare… ripetere la via senza carichi per confermare le difficoltà.
15 agosto 2020, ore 8. Un anno dopo, esattamente a Ferragosto, con mia moglie e Mauro siamo nuovamente alla base della parete sotto la punta Gustin dedicata all’amico Agostino. Questa volta l’avvicinamento lo abbiamo effettuato dal rifugio Remondino lasciando al passo dei Detriti gli zaini per recuperarli una volta raggiunta la sommità. Senza tutto il peso del materiale al seguito, come durante l’apertura, la salita si svolge veloce. Riusciamo a confermare i gradi e a goderci appieno la bellezza della roccia, della scalata e del panorama intorno. La via con i suoi tiri lunghi, verticali ed esposti va intrapresa con giornate lunghe e belle. Da ogni sosta è possibile la discesa in corda doppia. Si è deciso di attrezzare la via con protezioni moderne non troppo distanziate per essere certi di non perdere la linea e data la scarsità di fessure non è necessario l’uso di protezioni veloci.

Scheda tecnica

Immagini

  • Mauro sul penultimo tiro
  • Un'amica ad attenderci in cima
  • Le splendide placche bianche
  • A metà della parete
  • Prossimi alla Cima Gustin
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