12 agosto 2019, ore 5. Sul pandino di Mauro avevamo caricato tutto, stipati all’inverosimile, direzione diga del Chiotas. Chiesto il permesso per transitare sulla strada degli addetti al controllo dell’impianto idroelettrico ed al custode del rifugio Genova, alle ore 8 eravamo pronti a partire con tre zaini formato extra large, pesanti oltre misura e purtroppo sotto un cielo grigio, a differenza del meteo che dava poco nuvoloso! Ci incamminammo, così, verso il bivacco del Baus salendo il vallone del Chiapous e poi per il passo del Porco sino a raggiungere il lungo altipiano in vista del bivacco. Scelta azzeccata visto i carichi sulla schiena e la pioggerella che a tratti ci accompagnava. Alle 11 arrivammo al bivacco, brevi sprazzi di sole e nebbia fitta ci fecero decidere per una sosta ristoratrice in attesa che il meteo si stabilizzasse. Così fu, o almeno ci fece credere. Alle 14 uscì un bel sole caldo e le nebbie svanirono pian piano, preso il materiale necessario in quindici minuti arrivammo tutti e tre alla base della parete. L’idea dove attaccare io ce l’avevo per cui puntai dritto senza mai fermarmi, Mauro invece, essendo la sua prima volta in quell’anfiteatro, osservava attentamente la parete perché dal vivo ed avvicinandosi appare decisamente più alta e verticale. Poco più indietro, con passo lento ma sicuro, saliva Tonio e ancora più di Mauro lanciava occhiate sulle verticali placche su cui sarebbe salito. “A te l’onore…” mi disse Mauro, fumando una sigaretta e scrutando la verticale parete sopra di noi, preparandosi a farmi sicura ... Una rapida occhiata a Tonio che ripassava le corde guardando in su e iniziai a salire.
Mauro in uscita dal boulder del secondo tiro
La roccia perfetta, l’aderenza ottima e la difficoltà contenuta sullo zoccolo mi fecero salire sicuro e veloce posizionando gli spit senza problemi fino a che avvitando l’ultimo dado, pronto a partire per posizionare la sosta, un tuono non lontano mi fece alzare lo sguardo al cielo. Mauro immediatamente mi urlò di venire via perché la pioggia era vicina. Manco il tempo di chiedere se ne era sicuro che incominciai a sentire la grandine sul caschetto, lampi e tuoni si alternavano velocemente e dalla vicina cima di Paganini si vedeva una muraglia d’acqua avvicinarsi. Fino a poco prima erano nuvoloni bianchi, ora nere e belle cariche d’acqua! Una veloce calata dall’ultimo spit e giusto il tempo per ritirare corde, trapano e batterie che la grandinata diventò sempre più forte, ma fortunatamente senza tanta pioggia. Al bivacco, o meglio a 20 metri da esso, acqua da paura con tuoni e lampi sempre più forti. Dentro il tamburellare della pioggia sulla lamiera era quasi assordante, ma il tutto rendeva piacevole la sistemazione del materiale che eravamo riusciti a salvare dall’acquazzone. Era ancora presto per la cena e così optammo per un altro riposino, ma appena sdraiati sulle brandine si aprì la porta e due figure avvolte nelle mantelle entrarono. La sorpresa fu sia nostra che loro, in cinque nel bivacco del Baus si incomincia a stare stretti, considerando materiali e nel loro caso tutto steso per la tanta acqua presa durante la salita dal rifugio Genova. Organizzati i turni per la cena e sistemati un po’ gli zaini, visto il poco sviluppo raggiunto in apertura discutemmo su come fare nei futuri due giorni la salita e tra un facciamo così e saliamo di lì, Tonio che fino al quel momento non aveva ancora detto nulla esordì con: “come due giorni? Io a casa ho detto che domani saremmo tornati!” Un momento di panico e poi la decisione di provare a telefonare per avvisare a casa di Tonio per il giorno in più su al Baus. Come dei rabdomanti iniziammo tutti e tre a cercare il segnale per telefonare, sotto lo sguardo curioso di numerosi stambecchi, fino a che il buio ci obbligò a rientrare e come già anche avvisati dai due escursionisti, segnale assente dalla diga del Chiotas a salire. Tonio provò a dire la sua ovvero che magari più in alto il telefono avrebbe preso, ma Mauro poco convinto che ci fosse segnale lungo la parete trovò la soluzione, Tonio sarebbe sceso al Rifugio Genova la mattina per telefonare alla moglie e con l’occasione avrebbe comprato tre panini da aggiungere alla nostra cambusa.
L’arrivo di Roberto con i viveri in più
13 Agosto 2019, ore 7. Usciti dal bivacco dopo un’abbondante colazione, salutammo gli amici escursionisti e Tonio, che con zaino caricato al minimo indispensabile, con passo veloce si lanciò lungo le tracce di sentiero che scendono al rifugio Genova. La giornata si prospettava bella, la temperatura era ottima e con passo veloce io e Mauro tornammo all’attacco della linea. Oggi lo zaino pesava decisamente di più, Tonio non c’era e avevamo tutte le batterie e tutti gli spit al seguito. Velocemente ripercorsi la prima lunghezza in scioltezza perché già protetta e posizionai la sosta in un punto comodo. Durante la posa urlai a Mauro: “pensa se salendo scopriamo che il telefono prende… so che in cima all’Argentera c’è segnale!”. Nell’assicurare Mauro osservai attentamente dove salire col secondo tiro e mi convinsi sempre di più di stare a sinistra, aggirando uno strapiombetto pronunciato. Arrivò Mauro e con voce carica ed entusiasta per la bellezza del primo tiro e la qualità della roccia mi disse: “saliamo li, dritto… bellissimo…”. Prendendo il materiale per il secondo tiro, provai a dire che passando a sinistra forse sarebbe stato leggermente meno strapiombante, ma come già successo altre volte con lui, incitandomi e ascoltandolo non posso che ammettere la sua bravura nell’intuire i passaggi. Così, dopo pochi minuti, ero appeso ad una tacca dello strapiombo per posizionare uno spit e come si suole dire nel gergo moderno alpinistico mi si stavano ghisando prima il braccio destro, poi il sinistro. Nel mio urlare: “tieni, molla, vado, blocca…” suonò il telefono… C’era campo!!! Tonio poteva venire con noi e invece era laggiù, ignaro di tutto a scendere e salire un vallone selvaggio per una telefonata… Fu un tiro impegnativo ed anche il socio lo confermò salendo con lo zaino pesante. Si sa che l’adrenalina ti carica di energia, l’incoraggiamento dell’amico Mauro pure e fu così che mi ritrovai sul terzo tiro a salire una lunghezza eccezionale, ma con sempre meno pompa nelle braccia. Su di una sosta comodissima facemmo il cambio, a me lo zaino, a Mauro il trapano. Con grande intuizione attaccò una placca biancastra nel centro della parete, sempre su roccia spettacolare e con movimenti stupendi salimmo per altri due tiri finché giunti ad attaccare il sesto sentimmo una voce amica chiamarci dalla base della parete. Era Roberto che, come promesso, un giorno per raggiungerci lo aveva trovato. Vista l’ora, la sete e la fatica lasciammo appesi in sosta alcuni materiali e con lunghe doppie scendemmo alla base.
Soddisfatti dopo la prima ripetizione
Al bivacco la sorpresa. Oltre ai nostri viveri centellinati, sul tavolo vi erano tre bottiglie di vino, tre di birra, insalata di riso a volontà, affettati, pane e dolci. Incredibile!!! Eravamo partiti con l’idea di spedizione minuziosamente calcolata e ci ritrovammo col mangiare per una settimana… Oltre a tutto quello che Roby ci aveva portato anche Tonio, dopo aver telefonato a casa e acquistato i tre panini, parlando col gestore del rifugio Genova di dove stavamo aprendo una nuova via, fu caricato dal gentilissimo gestore di bottiglie e cibo. Fino alle 18 facemmo una super merenda sinoira, poi Roberto ci lasciò per rientrare a casa e noi felici ed entusiasti ci godemmo le ultime luci del tramonto pianificando la terza giornata.
14 agosto 2019, ore 7. Oggi proveremo ad uscire in cima. Tonio decise di salire lungo la normale al passo dei Detriti lato Baus. Io e Mauro ripercorrendo i tiri fatti, la quinta sosta. Il sesto tiro sale verso un bombamento molto pronunciato. Mauro mi incitò a superarlo e la cosa mi obbligò a qualche resting, ma quando si apre dal basso almeno per me, su certe difficoltà, è normale. Con sorpresa uscii nel punto migliore di una cengia larga pochi metri dove si cammina e alla base di una grande placca triangolare posizionai la sosta. Ora toccava a Mauro salire gli ultimi due tiri. Con gran maestria lo vidi arrampicare su lunghezze verticali ed in qualche tratto pure strapiombanti. Dall’ultima sosta, senza poter vedere Mauro, continuai a chiedergli se vedeva la cima, ma sentii solo rumore di trapano e richiesta di corda.