Come detto in precedenza, la falesia degli Angeli è nata su richiesta di Katia. Quando mi fu proposta l’iniziativa decisi, prima di accettare, per un sopralluogo della zona che aveva individuato. Attrezzare una falesia richiede tempo, la zona non era vicinissima, dalla macchina richiede circa due orette, dal rifugio circa una. Volevo valutare attentamente la fruibilità, la semplicità nel raggiungerla e la base comoda. Così con mia moglie decidemmo per una bella escursione nel vallone di Riofreddo, sosta al rifugio e poi direzione lago. In zona erano già presenti tre siti di arrampicata, ma le difficoltà e la zona poco conosciuta non avevano riscosso un gran successo nel tempo.
Giunti al lago notai subito la placconata superiore, bella e ben esposta al sole. Raggiunta scoprii essere di roccia molta bella, bellissimo lo specchio d’acqua sottostante con riflesso il Malinvern e con la base comodissima anche per bambini. Ero già convinto nell’accettare l’offerta di Katia quando vidi altri tre settori possibili. In uno trovai un monotiro, un altro bello per la forma che assume col tramonto e poi quello scudo a picco sull’acqua. Quest’ultimo aveva la caratteristica di avere una cengia proprio a filo acqua, fatta apposta per attaccare le future vie, tanto che una qualcuno l’aveva già tracciata.
Bel passo alla Grand Falaise
Troverò in futuro tante altre zone con qualche spit infisso. Resteranno sempre un mistero, ma significava che prima di me qualcuno aveva visto le potenzialità di quelle rocce. Iniziammo pochi giorni dopo ad attrezzare la falesia. Mi aiutarono alcuni amici, ma il grosso lo feci da solo con mia moglie, sfruttando più volte il piccolo prato, nell’unico punto piatto vicino al lago, per montare la tenda e rimanere su più giorni. Un doveroso grazie va invece a Katia Tomatis che oltre ad essere una campionessa è anche una gran cuoca. Si è accollata le spese del materiale e più volte ci ha accolto nel suo spettacolare rifugio.
Simpatica partenza al settore Specialist