2680 mt

TESTA DEGLI SPAGNUOLI

AVVICINAMENTO

30%
DIFFICOLTÀ

30%
Su alcune carte e specialmente in rete vi è parecchia confusione sulla nomenclatura di queste cime, ma prendendo a riferimento la storica Guida dei Monti d’Italia dubbi non ve ne sono. La cima in questione è descritta come Quota 2680. Siamo sulla costiera Rocca Negra – Malaterra, tratto spartiacque compreso tra il Passo di Barbacana ed il Tridende di Clapiere.
A sinistra si trova la Testa degli Spagnuoli, riconoscibile per un grosso cippo di pietre sulla cima arrotondata, conosciuta con quel nome a ricordo dell’impresa delle truppe franco-spagnole in occasione della traversata della cresta nel luglio 1744 al comando del marchese di Chastellar, allo scopo di aggirare dal basso le posizioni delle Barricate tenute e difese dagli austro-sardi. A destra la dorsale continua verso la Cima di Rocca Negra preceduta dalla quota 2780, erroneamente riportata su alcune carte come Roche Negre.

Avvicinamento

Come per la Testa Cimon si raggiunge il piano erboso Aiga dal Becas (quota 2380 mt) per proseguire sul sentiero fino a quota 2435 mt, ovvero poco prima
del bivio Dossi – Barbacana, dove in un tornante si dirama a destra un sentiero poco marcato che prima in piano poi in leggera salita porta ad un bunker esploso. Poco prima di raggiungere la casamatta salire verso sinistra per il pendio erboso e per facile pietraia portarsi alla base dell’evidente placca gialla.

La diramazione del sentiero per il bunker

Curiosità

La salita invernale alla Rocca Negra è una classica scialpinistica di fine stagione nel vallone di Barbacana. Più volte raggiunto il ripido pendio finale un occhio cadeva sempre su quelle placche giallastre e sullo speroncino finale della cima tra la la Testa degli Spagnuoli e la Negra.
Quella salita classica era stata una delle mie prime gite scialpinistiche in giovane età. Avevo dieci anni e ricordo che fu la prima volta che affrontai quel pendio finale con piccozza e ramponi salendo il canale diretto accompagnato da un amico di papà, Mauro Sebastianelli. Per me fu una vera impresa, la prima davvero tecnica per quell’età, ora quando scendo quel canale o il pendio a sinistra sorrido al pensiero di quella volta che mi sentivo come Toni Valeruz o Sylvain Saudan nei loro filmati di sci estremo...

L’idea in veste invernale

Purtroppo l’amico Mauro non c’è più. Ma, durante una gita primaverile con Katya, dopo un ulteriore sguardo a quelle placche, le ho lanciato la mia idea di una linea diretta a quella cima e il nome sarebbe stato Sebastian, in ricordo del nostro amico, che anche lei conosceva bene già dai primi anni in cui stavamo insieme.
Fu entusiasta tanto da dirmi che avrei dovuto aprirla con lei, da soli la stessa estate.

Via "SEBASTIAN"

Katya FEA  Danilo COLLINO


Attacco:  dal tornante da cui si dirama il sentiero a destra, seguirlo per circa 200 mt fino a quando inizia a salire in direzione di una casamatta esplosa. Abbandonarlo e voltare a sinistra per comodo pendio erboso fino a raggiungere una pietraia puntando alla base della grande placca con base giallastra.

Esposizione: Sud- Est
Sviluppo:  185 metri + 150 mt di cresta
Difficoltà: 5b+ max (5b obbl.)

Relazione: 
- L1 la via attacca su una placca gialla molto lavorata sino a sostare sotto un salto verticale. 5b 40 mt. .
- L2 salire a sinistra e superare il salto verticale con movimento tecnico, poi facile fino in sosta. 5b+ 30 mt
- L3 attraversare il breve pendio erboso sostando alla base delle lunghe placconate. Sosta su uno spit con maillon. 15 mt.
- L4 lunga placca lavorata 5a 40 mt.
- L5 come la precedente, ma leggermente più impegnativa sempre su roccia molto lavorata. 5b 40 mt. 

L6  ultimo tiro verticale, con buone prese e fessure, che porta in cima alla torre da cui parte l’aerea cresta. 5a 35 mt 

Cresta: salire pochi metri in verticale e percorrere la cresta sul lato destro sino ad una forcella da cui è possibile calare arrampicando o scendere con una brevissima doppia su spit e maillon. Da qui ancora 40 metri su rocce appoggiate facili. 4b/4c  150 mt

Discesa: tutte le soste sono attrezzate con maglie rapide ed anello per permettere la calata in qualunque momento fino in cima alla torre.
Essendo consigliabile raggiungere la cima per godere del belvedere che si ha dalla sommità si consiglia di non lasciare nulla alla base e optare per la discesa lungo la dorsale sinistra transitando per la Testa degli Spagnuoli e di qui, per tracce, raggiungere il Passo di Barbacana e rientrare.

Note

Mauro Sebastianelli faceva parte dell’organico istruttori della Scuola Alpi Ovest. Ho iniziato con mio papà ad andare in montagna e con lui a fare scialpinismo, ma è anche grazie a persone appassionate come Mauro che ho continuato a crescere alpinisticamente e scialpinisticamente…
Agosto 2018, partiti di buon’ora con tutto il materiale necessario saliamo verso il Passo di Barbacana. L’itinerario è molto simile a quello invernale, raggiunto il bivio per i laghi Lausfer continuiamo su comoda mulattiera raggiungendo l’ultima acqua che sgorga incredibilmente da un buco nella roccia. Siamo su un bel pianoro erboso, vicino ad una costruzione militare ci sono due tori che brucano erba e ci osservano mentre riempiamo le borracce. Sembrano tranquilli, la nostra presenza non li disturba. Studio dove passare per raggiungere la base della via e noto in alto un bunker distrutto con una traccia orizzontale che partendo poco più in alto taglia orizzontalmente il pendio sino a raggiungerlo. Se seguiamo quel sentiero dovremmo alzarci senza fatica.

Sulla prima lunghezza di Sebastian

Riprendiamo il cammino fino a trovare, poco più in alto ad un tornante, una traccia che si stacca orizzontale. È il sentiero che avevamo visto poco prima, ma dietro di noi ci seguono i due tori, un attimo di preoccupazione poi si fermano poco lontano in un altro terrazzo erboso. È casa loro, hanno un sacco di spazio e cambiano spesso zona con erba sempre fresca. Intanto poco prima del bunker vediamo la nostra cima, saliamo facilmente per prati e raggiunta una pietraia siamo ormai prossimi all’attacco. 
La base è perfetta, piatta erbosa e riparata. Attaccheremo qua. Due tiri in placca e raggiungiamo una zona pianeggiante, la roccia è bella e le difficoltà non superano il 5°. Katya sale veloce e divertendosi mi sprona a continuare. Breve traverso e nuovamente placche verso la cima.

Katya conduce sulla cresta

Altre tre lunghezze divertenti e siamo su un pulpito, la cima non è qua, ci separa una lunga cresta orizzontale. Guardiamo l’orologio, non è tardi e il sole è ancora bello alto nel cielo. Decido per la cresta in corserva corta, ma ogni tanto ove più esposta metto degli spit, più che altro per indicare dove passare. Giunti al termine una brevissima calata e su per l’ultimo pendio sino alla cima, cima gobbosa senza nome, tra la Testa degli Spagnuoli e la Rocca Negra. L’idea sarebbe di scendere verso i laghi del Lausfer, ma il materiale lasciato alla base ci obbliga a scendere in un canale erboso ripido. Scelta che si rivelerà poco opportuna, perché impegnativo e con una balza da passare.
Durante la ripetizione fatta l’anno successivo per mettere la targhetta col nome, scendiamo verso la Testa degli Spagnuoli, su terreno pianeggiante segnato da ometti. Molto più comodo e panoramico, poi giù sino alla casermetta e comodamente su mulattiera nel vallone di Barbacana.

Scheda tecnica

Immagini

  • Pausa sulla torre
  • Prossimi alla cima
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