Non ho ricordo di chi l’avesse raccontato, probabilmente avevo ascoltato un discorso di un amico di mio papà, durante una gita nella zona Remondino di un aereo precipitato. Sicuramente il racconto sarà stato più preciso e dettagliato, ma da bambino avevo assimilato soltanto alcune parti del discorso: ”aereo, tedesco, guerra, rottami, lago, ecc ” Resta di fatto che ho sempre creduto che nel lago della Nasta fosse precipitato in tempo di guerra un aereo tedesco, per la precisione la convinzione era uno Stuka, caduto dopo un combattimento con uno Spitfire inglese. Che fantasie si hanno da bambini! Comunque quella idea fissa rimase per anni, tanto che andai una volta con i miei genitori a vedere i rottami e mi colpì lo spettacolo del lago ghiacciato con enormi blocchi di neve tipo iceberg. Dell’aereo però non ve n’era traccia. Deluso chiesi informazioni a mio papà e mi raccontò di aerei caduti poco lontano, ma non in tempo di guerra, bensì anni dopo. Da quello del Komet sul Souffi a quello del Carbonè. Lui i rottami di quello li aveva visti. In zona Nasta sapeva che un aereo era precipitato, più avanti verso il Bastione, ma non aveva certezza del sito preciso. Ma si sa che quando si è bambini si è cocciuti e quella storia dell’aereo tedesco non la mollai mai. Tornai in zona qualche anno dopo, muovevo i primi passi su roccia e le vie di alpinismo dovevano essere facili, poco pericolose e comode. Così in una due giorni al Remondino ci scapparono la cresta Sigismondi alla Sud dell’Argentera il sabato e la domenica, vista la giornata incerta, la Sud-Sud Ovest all’Uia lungo la via Salesi. Si accese nuovamente la lampadina dello Stuka. Questa volta il lago era privo di neve ed era visibile costantemente per tutta la salita. Lo osservai dall’alto scrutando ogni angolino delle sue acque cristalline, ma nulla, dell’aereo nessuna traccia. Smisi, però, presto di cercare nel lago quando raggiunta la vetta all’Uia iniziarono a cadere fulmini sulla vicina spalla della Nasta. Ricordo benissimo la discesa, fatta velocemente e sotto un temporale pazzesco, per nulla semplice, niente a che vedere ora con la comodissima calata della via “Relax”. Ci vollero un po' di anni per capire cos’era successo realmente su quelle immense pietraie. Purtroppo un aereo era realmente precipitato ed era anche tedesco, ma non risaliva alla seconda guerra l’incidente, bensì al 15 marzo 1960. Tutta la storia mi fu chiara solo dopo aver letto il bellissimo libro “Ali spezzate”, libro che racconta dettagliatamente svariati incidenti aerei sulle nostre Alpi Occidentali.