
Corsica, monte Cinto e riflessi sul mare
Da anni mi balenava nella mente l’idea di effettuare la traversata invernale delle Alpi Liguri. Nel 1998 in compagnia di mia moglie Katya già effettuai in sci la traversata delle Alpi Marittime partendo da Monesi con l’intento di raggiungere il Monviso. Purtroppo ci fermammo al colle della Maddalena causa un’improvvisa nevicata. L’esperienza di un giro così lungo fu così entusiasmante che da allora nel nostro scorrazzare sugli sci, più volte abbiamo cercato ed effettuato itinerari di più giorni, soli sulle montagne di casa. La cosa poi fu resa ancor più divertente dal fatto di essere accompagnati nelle prime tre giornate da un grosso cane San Bernardo incontrato alla partenza e con noi fino alle Terme di Valdieri. Il restare fuori da itinerari classici trovati in rete o su guide, il dover modificare il percorso per sicurezza o errori fatti in pianificazione con le carte, il dormire in tenda o in bivacchi invernali mi ha convinto per pianificare una nuova avventura.
Così, in un momento difficile per tutti, superata la crisi Covid e con un’annata scarsa di neve ma sufficiente e sicura specie in occidente, l’idea ha preso nuovamente vita. Questa volta, però, con un po' più di esperienza nei tour invernali, la scelta della traversata delle Liguri l’ho pianificata diversamente da com’è conosciuta. Ho deciso di mantenere il più possibile la linea di cresta ed approfittare di goderci quello che le Alpi Liguri possono offrire: “la vista del mare”.

Il materiale in bella vista
Ed è così che un sabato di febbraio, accompagnati all’alba dai miei figli, alle sei della mattina io e Katya partiamo per questa nuova avventura sulle Alpi Liguri, seguendo però un itinerario particolare: “per cresta, vista mare”. Come allora non siamo soli in questa avventura, con noi un amico fedele, Leone, compagno di tante attività in montagna sia in sci che su roccia.

Una volta riposto negli zaini
L’idea, però, non è compiere un’impresa. Si sa che questa traversata viene spesso fatta in tre giorni su di un percorso ormai conosciuto e descritto su siti e guide, ottimizzato nei tempi e lungo gli itinerari migliori con rifugi accoglienti e belle discese. Anche grandi nomi hanno incluso questo tratto nella loro traversata delle Alpi, ma a noi interessa godere delle bellezze di queste montagne su itinerari un po' sconosciuti, effettuare un giro su itinerari compiuti singolarmente negli anni in tranquillità e relax.

Colla di Casotto ore 06.30
Ore 6.30. Salutiamo Marco e Mattia che, con sveglia alpina, ci hanno accompagnato alla Colla di Casotto. Con un sorriso sui volti ci augurano buon viaggio, sicuri che per quattro giorni avranno casa tutta per loro. Intanto su neve dura iniziamo a salire verso il Monte Berlino seguendo le piste da sci. Con vista mare seguiamo la dorsale fino al Monte Grosso e poi giù alla Colla Bassa su neve che già inizia a mollare. Scegliamo di salire sulla linea diretta all’Antoroto calzando i ramponi. Sulla classica salita oltre a dover rimettere le pelli si renderebbero necessari i coltelli. Con lo zaino non proprio leggero la scelta è azzeccata. Arriviamo in vetta per osservare i pendii assolati della Valle Tanaro poco innevati e dopo aver preparato il nostro primo caffè veniamo raggiunti dal primo ed unico scialpinista incontrato nei quattro giorni. Salutato da Leone col suo fare giocherellone, saputi gli intenti, dopo una veloce fotografia, ci saluta e augura buona continuazione. Scendiamo diretti sui pendii della dorsale dell’Antola con neve perfetta fino al Pian Biun e rimesse le pelli, seguendo la strada, proseguiamo fino ai piani d’Amella lasciandoci in alto le Rocce di Perabruna, non percorribili con gli sci. Per rimanere fedeli alla nostra idea di cresta vista mare, arrivati al Piano dei Boari volgiamo lo sguardo alla Rocca Ciuaiera.

Mare e foschia alla Colla dei Termini
Non è lontana ed in breve siamo su. Veloce discesa alla Colla dei Termini e dopo un cambio assetto per la salita iniziamo la lunga ascesa sui dolci pendii verso la piccola Punta Torraccia. Raggiungiamo la Cima Ferrarine e qui decidiamo di mangiare qualcosa. È già pomeriggio inoltrato, Leone da un pezzo ha smesso di correre avanti e indietro, significa che anche lui accusa fatica e fame. Il mare riflette con chiazze arancioni i raggi solari, mentre dalla Valle Corsaglia iniziano a fare cupolino le prime nebbie. Secondo caffè e si riparte verso la Cima Ruscarina.

Poca neve ma sempre con attenzione
Spero non sopraggiunga la nebbia perché l’idea è di arrivare prossimi alla Colla del Pizzo ed attraversare il pendio canale sotto il Pizzo d’Ormea per raggiungere il locale invernale del rifugio Valcaira. Consultiamo la carta e all’improvviso ci troviamo avvolti nella nebbia. La visibilità è praticamente nulla, siamo già a pomeriggio inoltrato ed il pendio che passa per il Lago del Pizzo non sono riuscito ad osservarlo. Vista l’ora, il rialzo termico e la non certezza della stabilità del pendio canale esposto a nord-ovest decido di cambiare itinerario e raggiungere il bivacco Cavarero.

La dorsale non permette errori e raggiungiamo velocemente la Colla del Pizzo. Pensiamo ancora alla possibilità di attraversare il canale, poi vedendo il cartello degli itinerari
completamente sommerso, data la quantità di neve senza conoscerne la stabilità, togliamo le pelli ed iniziamo la discesa verso la Sella Revelli. Il cambio itinerario ci impone una lenta discesa dettata dalla nebbia e dall’assenza di tracce, il pendio lo valuto attentamente cercando di rimanere sempre su pendenze moderate. Con il carico sulla schiena e la giornata sulle gambe arriviamo ai pianori della Sella. La zona la conosco, ma senza visibilità e senza la navigazione credo sarebbe stata davvero difficile risalire al bivacco. Riempite le borracce in un rigagnolo scoperto riprendiamo la salita e senza accorgemene mi ritrovo davanti alla porta del Cavarero. Katya mi raggiunge e vedo sul suo volto un sorriso. Mi confesserà poi, che con l’arrivo della nebbia e col cambio itinerario, un pò di ansia le era salita….

Sulla lunga dorsale del Pizzo
Il bivacco è accogliente, pulito ed in ordine. Troviamo ancora dei pezzi di legna leggermente carbonizzati che però ci permettono di stemprare un po' l’ambiente. Leone è il primo a mangiare, poi mentre lui si accovaccia sul sacco a pelo per una bella dormita, noi prepariamo la meritata cena. Intanto pensiamo alla giornata successiva, l’idea è di riprendere l’itinerario originale. Valuteremo il da farsi al mattino, in base al meteo che ci sarà.

Ore 7.00 La mattina si presenta perfetta. Guardiamo il Pizzo d’Ormea in tutta la sua bellezza. Non è poi così lontano ed in comune accordo si decide per ritornare su e riprendere la traversata come programmata, per cresta vista mare. Al colle riguardo attentamente il pendio che ieri avremmo dovuto attraversare, con la temperatura del momento non sarebbe un problema, ma ieri con la nebbia ed il caldo pomeridiano non sarebbe stato salutare, così soddisfatti della decisione presa risaliamo con i ramponi la cresta nord sin sulla cima del Pizzo. Cresta alpinistica per niente banale.

Dal Mongioie la vista della lunga traversata effettuata. In lontananza l’Antoroto
Veloce foto con la croce sommersa dalla neve e via sulla bella cresta in direzione della Cima Revelli. Cresta sciabile fino al colle delle Rocchette poi alcuni tratti da risalire fino alla cima delle Roccate e giù al Bocchin del Bianco. Qua una decisione non semplice. Non ero mai stato su queste cime ma sempre solo sugli itinerari classici più sciistici. L’itinerario scialpinistico scenderebbe alla Sella Revelli su pendii sciistici divertenti, ma se vogliamo mantenere l’obiettivo “per cresta” dovremmo salire sul Bric Conoia. Visto il ripido terreno optiamo nuovamente per i ramponi. Leone ne è sprovvisto per cui vincerà un trasporto nel pile per l’occasione trasformato in marsupio.

Scambio di opinioni salendo sul Mongioie
Dalla Cima Conoia lo spettacolo è grandioso. Il pendio verso l’Aseo è poco innevato, ma vento e sole lo hanno rammollito regalandoci la prima discesa della giornata a dir poco sublime. Trovando i vari collegamenti tra pendii innevati e stretti corridoi scendiamo prossimi alla bella dolina “il profondo” e sotto ai pendii del Monte Rotondo e con una lunga scivolata finale raggiungiamo il Bocchino dell’Aseo. Qui ci aspetta una meritata seconda colazione con un caffè. Cambio assetto e si risale sul pendio uniforme del Mongioie. Raggiungiamo la cresta e facilmente la vetta, vista mare garantita e panorama imbattibile su tutto l’arco alpino. Di qua si può vedere l’ormai lontana Colla di Casotto.

La cresta percorsa è davvero lunga, ma al momento ci ha regalato grandi soddisfazioni. Ora non resta che scendere al rifugio Mongioie, un rintocco alla campana di vetta e giù verso le Scaglie su neve trasformata spettacolare. Raggiunto il Bocchino delle Scaglie scendiamo nella ripida gola per poi sciare su firn bellissimo sino al rifugio Mongioie. Leone, sempre avanti a noi, inizia ad abbaiare al rifugio dapprima senza motivo, poi capiamo il perché. C’è gente che parla e cammina nelle vicinanze. Subito il pensiero corre al bivacco invernale, ci sono solo quattro posti, dormire in più persone sarebbe tragico. Invece tutto si risolve per il meglio… le persone sono i custodi che stanno sistemando e lavorando all’interno dei locali. Veniamo accolti
in un rifugio con la stufa accesa, due birre omaggio e domande curiose sul nostro giro scialpinistico.

Fa loro strano la nostra scelta del rifugio Mongioie anziché il Mondovì, ma spieghiamo che il nostro obiettivo di cresta ci impone di rimanere il più possibile su di essa, se fossimo scesi in Val Ellero la tentazione di salire direttamente al Porta Sestrera sarebbe stata troppo forte ed avremmo fallito. Al tramonto rimaniamo soli, locale invernale con bocchetta di riscaldamento tutta per noi, ancora una birra disponibile ed un risotto caldo appena cucinato ci garantiranno una notte tranquilla per affrontare all’indomani una lunga salita.

ore 7.00 Partenza sci ai piedi dal rifugio. Saliamo dapprima su lingue di neve, poi per canali ben innevati sino al Passo del Cavallo. In traverso a destra saliamo per dolci pendii in direzione della lunga dorsale del Pian Comune verso la quota 2407 mt. ed in breve alla palina indicatrice. Breve pausa e super discesa verso il Passo delle Saline. Il pendio è spettacolare con neve ancora dura ma sciabilissima.

Cima Pian Comune e Mongioie
Al passo rimontando le pelli osserviamo il pendio che già conosciamo perché salito altre volte durante gite fatte in precedenza. È ben innevato, forse troppo. In cima notiamo una bella cornice, mai trovata prima. Ricordo aver letto su una vecchia guida di scialpinismo “… Attenzione alla cornice, a volte grandiosa, che difende la vetta…”. Questa volta si saranno riproposte le condizioni dell’epoca, ma oggi ci costringerà nuovamente a dover mettere gli sci a spalla e con picozza e ramponi salire alcuni metri belli in piedi. Leone come sempre in queste occasioni nel pile marsupio, per lui una gioia per me un equilibrio diverso con sette chilogrammi in più nella pancia.

Pendio stupendo prossimi al Passo delle Saline
Siamo in cima alle Saline con una giornata spettacolare. Un collegamento in radio con mio papà, che essendo un radioamatore di vecchia data non aspetta altro e dopo aver avvisato che tutto procede al meglio si scende verso il Pian Ballaur per poi, rimesse le pelli, raggiungerne la cima. Invece di sciare sulla dorsale in direzione del Colle del Pas puntiamo il pendio in direzione della capanna Saracco e Volante. Anche qua pendii spettacolari su neve bellissima e per canali abbastanza ripidi ci troviamo in poco tempo di fronte alla capanna. Il vento dei giorni scorsi ha accumulato neve davanti alla porta e lo stillicidio del tetto col successivo rigelo ha bloccato la porta del bivacco invernale. Con piccozza e pala riesco ad aprire un primo varco, Katya così può entrare. Con l’aiuto di Leone continuo nella pulizia ed in meno di un’ora la porta è libera. Un buon tè di fine attività e ci si prepara per la cena e la notte.

La serata nella capanna è diversa dalle due precedenti, decisamente più fresca. Dopo un altro buon risotto e fontina ci si prepara per la notte. Leone è già da tempo sul sacco a pelo, ogni tanto lo sentiamo ringhiare, ma non capendo il motivo più volte lo riprendiamo. Esco per gettare le poche briciole rimaste insieme a qualche chicco di riso nella pentola e sento rumori di passi veloci che scappano da dietro il bivacco. Scorgo nel poco chiarore della luna una sagoma fuggire ed essendo lontana la confondo con una volpe.

Ultima sera alla Capanna Saracco-Volante
ore 6.45 Altro che volpe… tutta l’area intorno alla capanna Saracco e Volante è disseminata di impronte. La zona in cui avevo gettato briciole e riso sembra arata. Il tempo di osservare e capire quanti lupi fossero passati e la risposta guardando in alto sulla dorsale Colle del Pas – Cima Pian Ballaur. Nove lupi in salita e credo in atteggiamento da caccia. Due davanti, poi cinque e parecchio indietro altri due. Bellissimi da osservare. Risolto il mistero della continua agitazione di Leone, del suo ringhiare e vegliare per tutta la notte. Ora però dobbiamo partire, la giornata si preannuncia lunga, specie nella seconda parte quando raggiungeremo il Pian Malabergue.

Dalla Cima Bozano verso il Marguareis
Scendiamo velocemente verso la parte alta del Piaggiabella per poi risalire il lungo canalone verso il Colle Palù. Saliamo spediti fin oltre la metà poi la neve dura e la pendenza ci obbligano all’uso dei ramponi. Leone sembra un equilibrista, per un po' lo osservo divertito saltare tra palle di neve e rocce affioranti, poi per lui diventa davvero un terreno impegnativo e vince nuovamente un passaggio nel pile marsupio.
Al colle ci riscaldano i primi raggi del sole mattutino. Proseguiamo salendo dapprima la Cima Bozano e poi il Marguareis. Da qua lo sguardo spazia a 360°, si riesce a vedere tutto l’arco alpino e buona parte del mare, isole comprese. Mentre Katya, osservando il Monte Cinto, fantastica per un futuro giro in Corsica, io stimo la distanza tra noi e la Cima della Fascia. L’altipiano di Malabergue è veramente esteso, inoltre per arrivarci è improponibile una discesa diretta dalla cima a causa delle balze rocciose da affrontare con zaini pesanti.

Dopo un ottimo caffè scendiamo diretti al Passo della Gaina, seguendo le vecchie tracce lasciate la domenica dal mio amico Gian Maria durante il suo giro del Marguareis. Una gran comodità sia per il giusto percorso nel dedalo di gobboni innevati e per il veloce spostamento su una neve già parecchio molle. Purtroppo all’altezza del Passo dello Scarason queste si dirigono nella conca delle Carsene mentre noi dobbiamo puntare ad Est. È, così, che mi invento una non poco faticosa salita per cresta fin sulla Punta Straldi che però ci regalerà una splendida sciata su ottimo firn fino alla Colla Piana di Malaberga. Pausa ristoratrice con telefonata ai figli per il prossimo appuntamento a Limone Piemonte, fine della nostra traversata.

Capanna Morgantini e Punta Straldi
Passiamo davanti alla caratteristica Capanna Morgantini e poi in diagonale affrontiamo l’ultima salita della giornata. Lasciandoci a destra le Rocce della Fascia saliamo lentamente sino alla Cima della Fascia. Questa è l’ultima cima della nostra traversata, ormai le temperature sono alte, lo spettacolo dal Colle di Tenda verso il Monviso è ineguagliabile e ci fa ritornare in mente anni fa quando ci lanciammo nella traversata dal mare al Monviso, terminata però con le sole Alpi Marittime. Caldi della nostra, per noi, grande impresa quasi terminata ed euforici per un’altra sfida eccoci a fantasticare: “Fatte le Liguri, le Marittime… Danilo, dai, pensa ad organizzare le Cozie!” Così Katya esordisce osservando l’intero arco alpino. “Si sarebbe bello, ma guarda dalla Maddalena al Moncenisio che distanza c’è … e quante cime!!! Ma si, dai proviamoci…”

Leone e l’eterno altipiano Malabergue
Dopo un meritato riposo, discorsi e foto è Leone che dà il via, sta rincorrendo una marmotta. Decido per la discesa diretta, per cresta e ultima vista mare, passando poi per i paravalanghe del Marmorea fino ai vecchi impianti del Crest del Cros. Fin qui neve ottima, poi però marciume. Ad ogni curva si sfonda fino alle ginocchia, non ci voleva, proprio alla fine. Pian piano scendiamo il vallone del Cros, passiamo sotto a Capanna Chiara e su strada innevata lungo il Vallone Almellina. Leone è il primo ad arrivare, trovati Marco e Mattia al Tetto Barat saltella come una molla. Anche per noi è una soddisfazione ritrovare i figli ad aspettarci.

Cima della Fascia. Conclusione della traversata prima della discesa su Limone Piemonte
La traversata “per cresta, vista mare” è terminata. Siamo stati fortunati col meteo, con la neve e con le condizioni trovate. Chissà se l’idea lanciata sulla Fascia si avvererà. Intanto continuiamo a fare belle salite sulle nostre splendide montagne… magari un giorno saremo al Colle della Maddalena con uno zaino pesantissimo, diretti a Nord, verso il Monviso ed oltre.
ATTENZIONE
Volutamente non ho inserito i file .gpx della traversata in quanto l'itinerario che abbiamo seguito è stato deciso in base alle condizioni del momento, attese dopo che il manto si fosse stabilizzato e con meteo stabile per alcuni giorni. Consiglio di fare un'attenta valutazione e scegliere le opportune varianti possibili durante la pianificazione.
ITINERARIO PRIMO GIORNO (1)

ITINERARIO PRIMO GIORNO (2)

ITINERARIO SECONDO GIORNO

ITINERARIO TERZO GIORNO

ITINERARIO QUARTO GIORNO (1)

ITINERARIO QUARTO GIORNO (2)
